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Lunedì 20 Settembre 2010 06:59
Duomo

Il tempio, di stile dorico, fu eretto nel V secolo a.C. dal tiranno Gelone in seguito a una vittoria riportata contro i Cartaginesi. Esso fu trasformato, in epoca bizantina, in una basilica a tre navate e con i Normanni le absidi furono decorate con bei mosaici dei quali purtroppo rimangono solo frammenti. I terremoti del 1542 e del 1693 fecero precipitare rovinosamente la facciata, che fu ricostruita tra il 1725 e il 1753 in stile barocco siciliano.Nel 1757 vi furono aggiunte le statue della "Vergine del Piliere", di "Santa Lucia" e di "San Marziano", opera di Ignazio Marabitti, a cui si devono anche le statue di "San Pietro" e "San Paolo" ai lati della gradinata di accesso.Attualmente restano visibili, sul fianco sinistro del duomo, alcune colonne dell’originario tempio e lo stilobate sul quale esse poggiavano, in calcare locale, mentre altri resti (tegole in marmo e gocciolatoi a forma di testa di leone) sono conservati nel Museo Archeologico Regionale Paolo Orsi.

Oggi il duomo è stato restaurato e costituisce uno dei gioielli architettonici della città.

 

Tempio di Apollo

È uno dei più importanti monumenti di Ortigia, antistante alla piazza Pancali. Scoperto intorno al 1860 all'interno di una cinquecentesca caserma spagnola, venne riportato interamente alla luce grazie agli scavi effettuati da Paolo Orsi negli anni tra il 1938 e il 1942. Le precedenti costruzioni, infatti, non tennero conto della presenza di un monumento storico, il quale fu danneggiato gravemente proprio a causa della sovrapposizione architettonica.

La cella era divisa in tre navate con due colonnati interni.

Il tempio presenta in uno dei gradini laterali un'iscrizione dedicata ad Apollo e firmata dal costruttore, elemento generalmente assente nei templi greci.

Il tempio subì diverse trasformazioni. Fu chiesa bizantina, di cui si conserva la scalinata frontale; poi divenne moschea araba e ad un livello superiore si insediò la chiesa normanna del Salvatore che venne poi inglobata nella futura caserma spagnola.

 

Fonte Aretusa

È una sorgente di acqua dolce che sgorga da una grotta a pochi metri dal mare, simbolo della città sin dai tempi antichi cantata da molti poeti, tra cui Virgilio, Ovidio e D’Annunzio, affascinati dalla leggenda di Aretusa e dal luogo incantevole. Essa non era altro che uno dei tantissimi sfoghi che la falda freatica iblea possiede nel siracusano, la stessa falda che alimenta il fiume Ciane sul lato opposto del porto grande.Solo dopo i lavori del 1847, la fonte assunse l'aspetto che ha oggi, ricca di papiri, anatre e pesci, circondata da alte mura sormontate da ringhierine. Secondo la vecchia mitologia, la ninfa Aretusa , fedele ancella di Artemide (dea della caccia), fu scorta dal dio fluviale Alfeo (figlio di Oceano), che se ne invaghì e tentò di sedurla contro la sua volontà. Per salvarsi da Alfeo fuggì in Sicilia, dove Artemide la tramutò in fonte nei pressi del porto di Siracusa, in Ortigia (isola sacra ad Artemide). Zeus, commosso, mutò Alfeo in un fiume della Grecia (presso Olimpia), permettendogli così di raggiungere Aretusa, scorrendo sottoterra. Ancora oggi sul lungomare Alfeo ad Ortigia, nei pressi della celebre fonte, sgorga una sorgente detta "l'Occhio della Zillica", che la fantasia popolare ha spesso identificato nell'innamorato Alfeo. Da allora, narrano i poeti greci, quando ad Olimpia si sacrificavano degli animali lungo il fiume Alfeo, la Fonte Aretusa si tingeva di rosso.

 

Castello Maniace

A difesa del porto naturale di Ortigia nel 1038 il comandante bizantino Giorgio Maniace fece costruire un forte, trasformato poi in castello da Federico II tra il 1232 e il 1240. Per quasi tutto il XV secolo esso era una prigione. Alla fine del XVI secolo, il Castello diventò un punto nodale della cinta muraria di Ortigia. L’edificio era raggiungibile solo attraverso un ponte levatoio, che lo isolava dalla terraferma rendendola praticamente inattaccabile. Nel 1704 una grave esplosione avvenuta nella polveriera sconvolse l'edificio. Negli anni successivi si predispose la ricostruzione, che lasciò intatte le parti rovinate dall'esplosione, mentre si crearono tamponature per la realizzazione di magazzini. In età napoleonica il Castello risorse con funzioni militari e venne munito di bocche da cannone. Nel 1838, durante il periodo dei moti rivoluzionari che stavano scatenadosi in tutto il regno, i borbonici di Ferdinando vi innalzarono una fortificazione. Dopo l'unificazione d'Italia esso rimase una struttura militare.

In realtà, sulla sua funzione di fortezza militare vi sono dei dubbi scaturiti sia dalla sua posizione (esso è situato nella punta della città e non, ad esempio, verso il territorio), sia dalla sua struttura (non vi è il baglio, adeguato spazio interno per le manovre delle macchine da guerra; inoltre, le torri stesse, ingombrate all’interno dalle scale, non potevano servire a scopi difensivi).

Ad oggi, dopo un lungo restauro ed un’opera di smilitarizzazione, il monumento è tornato alla pubblica fruizione. Negli ultimi anni infatti, oltre all’apertura al pubblico, è stato sede di spettacoli dell’Ortigia Festival.

 

Museo Bellomo

Il palazzo Bellomo è un edificio che risale al XIII-XIV secolo. Nel 1365 il palazzo divenne proprietà dei Bellomo, nobile famiglia romana venuta in Sicilia al seguito di Federico III d'Aragona. In questo periodo fu portata avanti la sopraelevazione del palazzo che presenta evidenti influssi di arte catalana del XV secolo.

Nel 1722 le monache dell'attiguo monastero di San Benedetto lo acquistarono e lo utilizzarono come magazzino e dormitorio; ma con le leggi di espropriazione del 1866, fu strappato al vecchio uso fino a quando, nel 1901, fu ceduto all'Amministrazione delle Belle Arti, che operò i primi restauri.

La Galleria regionale ospita sculture e pitture dall’alto medioevo ai giorni nostri. Essa venne inaugurato nel 1948 con una prima sistemazione museografica ed è stata completata negli anni Settanta. Tra le principali opere di pittura presenti nel museo, citiamo la splendida Annunciazione di Antonello da Messina del 1474 e il Seppellimento di S. Lucia di Caravaggio del 1608.

La Galleria accoglie inoltre importanti collezioni di oreficerie, argenterie, avori, ceramiche, terrecotte, arredi sacri, maioliche e lavori in corallo.

 

Palazzo Vermexio

Costruito tra il 1629 e il 1633 come nuova sede del Senato siracusano, sino ad oggi il palazzo Vermexio (che prende il nome dall’architetto spagnolo che lo ha realizzato, Giovanni Vermexio) costituisce la sede del Governo della città.

L’edificio costituisce una fusione dello stile rinascimentale con quello barocco. Nei sotterranei del palazzo sono visibili i resti di un tempio ionico del VI secolo a.C. dedicato probabilmente ad Artemide.




 

Visita completa della zona est dell’isola

Superata piazza Pancali, sulla sinistra vi è l’antico Tempio di Apollo, costruito dai greci nei primi decenni del VI sec. a.C. E’ il più antico dei templi siracusani: esastilo, periptero, con 17 colonne sui lati lunghi; di quella costruzione restano oggi l’alto basamento, due colonne intere delle quali si apprezza l’imponente struttura monolitica e un tratto del muro sud.

Su uno scalino è ancora incisa l’epigrafe “Kleomone, figlio di Cnidieda, ne fu l’artefice”. Epikles fece le colonne, ammirevole opera.

Il tempio fu chiesa paleocristiana, poi moschea, ancora chiesa in età normanna e caserma all’epoca di Carlo V.

Dal tempio si imbocca corso Matteotti (già via del Littorio) moderna arteria dovuta ad uno sventramento del centro storico – comune anche ad altre città italiane – operato negli anni ’30.

Il corso, fiancheggiato da edifici costruiti in stile littorio, ha conservato, al n. 29, il medioevale Palazzo Greco (attuale sede dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico) che, pur rimaneggiato, mantiene strutture trecentesche, visibili nella bifora, nel loggiato e nello scalone d’ingresso.

In fondo al corso è l’ampia piazza Archimede, di fascino ottocentesco. Vi si ammira al centro una bella fontana col tiaso di Artemide, ninfe e mostri marini. Sulla piazza prospettano alcuni palazzi di epoche diverse: palazzo Bucceri-Lanza, palazzo Pupillo del XVIII sec., un palazzo dei primi del Novecento che ospita gli sportelli della Banca di Sicilia, e quello, recente ma con elementi ancora littori, sede di un’altra banca.

Ai due lati di corso Matteotti, meritano attenzione le strade che fiancheggiano l’arteria e che costituivano le due vie di accesso alla piazza prima che avvenisse lo sventramento del quartiere. Percorrendole si notano la dignità dell’edificato (in parte barocco e in parte ottocentesco, interrotto da qualche portale del XV sec.) e le molte botteghe al piano terra.

Negli assi delle due strade è stata riconosciuta la persistenza di arterie urbane dell’antico impianto greco: la via Dione soprattutto, congiungendo il tempio di Atena e quello di Apollo, svolgeva la funzione di via sacra. La via Cavour, antica via dei Bottai, era invece il cuore delle attività commerciali legate al porto.

 

 

Tornati a piazza Archimede, si imbocca ad est via delle Maestranze con le sue ininterrotte quinte di palazzi settecenteschi, la cui architettura ardita e originale segna uno dei vertici del barocco isolano: vi si affacciano, sul fronte nord, palazzo Dumontier, l’imponente palazzo Impellizzeri (n. 17), palazzo Spagna (n. 55), palazzo Reale Rustica (n. 93), palazzo Bucceri (n. 97), palazzo Impellizzeri (n. 99) ricco di decorazioni tardo barocche con cornici a protome; sul fronte sud, palazzo Zappata-Gargallo (n. 50), palazzo Regina, palazzo Ronco Bufardia (n. 72), palazzo Ardizzone (n. 92), palazzo Rizza (n. 110).

Nel lato sud, si inseriscono nell’insieme architettonico della strada il palazzo della Prefettura (giù convento di S. Maria) e il palazzo Interlandi-Pizzuti, caratterizzato quest’ultimo da interessanti interventi dell’inizio del secolo.

Le quinte architettoniche dell’architettura civile sono interrotte, nel lato nord, dal ronco Capobianco dove sono il Convento di S. Teresa e la chiesa del Salvatore, sul lato sud, nella piazzetta omonima, la chiesa di S. Francesco all’Immacolata le cui forme barocche racchiudono resti notevoli di una precedente struttura.

In fondo alla strada, in direzione del mare, svoltando a destra, si è su via Alagona. In questa strada si trova un sorprendente Museo del Cinema. Vi si trovano macchine da ripresa di ogni epoca e formato, ottiche, pellicole, film rari, banchi di montaggio, proiettori, manifesti e svariato altro materiale. Il museo, frutto della magnifica ossessione di un privato (il dott. Romeo, un medico grande appassionato di cinema) è inoltre attrezzato con una sala di proiezioni e dotato di una ricca biblioteca.

Ultimo aggiornamento Domenica 18 Maggio 2014 09:21
 

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